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La forma più antica che si conosca del nome del Comune di Caronno è quella che trovasi nell'atto di donazione fatta in Milano il 15 Agosto 903 da Maniverto, diacono de vico Oleducto (Oleggio ?), figlio del fu Angelberto, vivente secondo le leggi longobarde, al monastero di S. Ambrogio in Milano, e per esso, all'abate Gaidulfo, di tutti i suoi beni in vicoras et fundoras, Callaonno Solonno et Ingrausio. Che il nome Callaonno, di cui al citato documento, indichi precisamente l'attuale Comune di Caronno Milanese, riuscirà evidente, ove si consideri che, subito dopo, nello stesso documento segue Solonno, cioè Saranno, comune vicinissimo, e che il Callaonno, di questo atto di donazione si trasforma in Calonno in atti di appena un secolo dopo. 

Caronno Milanese ebbe la fortuna di essere la sede dell'antichissimo monastero di S. Pietro, dell'ordine di S. Benedetto, monastero che tra il 1456 e il 1460 fu unito al monastero di S. Margherita di Milano.Esistono, pertanto, negli atti di quest'ultimo monastero, poi soppresso, quelli riguardanti l'antichissimo di S. Pietro.

Il territorio di Caronno Milanese e i suoi confini in una mappa del 1855 (Cessato Catasto Lombardo).

Piazza della Chiesa e via Santa Margherita, prima dell'ampliamento del 1893 (disegno di Giuseppe Moroni).

Tenendo conto esclusivamente degli atti anteriori alla incorporazione in S. Margherita, si contano ben settantotto documenti, originali, su pergamena, che vanno dal 1095 al 1460. La maggioranza dei documenti appartengono ai secoli XI, XII e XIII sono, pertanto interessantissimi; la loro pubblicazione, oltre che alla storia del diritto, potrebbe giovare alla toponomastica.
 

Ci limiteremo qui a dare il riassunto di due di essi, scelti allo scopo di mostrare le variazioni, attraverso le quali si giunse all'attuale forma del nome del Comune di Caronno. Il primo, rogato dal Notaio Benso, è del 5 Gennaio 1095. Con esso un Giovanni del fu Pietro, de loco Calonno vivente secondo la legge longobarda, vende ad Andrea figlio del fu Enrico de suprascritto loco Calonno, tre campi di complessive pertiche 57 in località Castiniolo e Gelandasco uno dei quali confinante con beni della Chiesa di S. Protaso, per il prezzo di soldi 40.

 Il documento su riassunto è importante, sia perché in esso trovasi trasformata in Kalonno la forma Callonno del documento del 903, sia perché vi sono ricordate l'antica chiesa di S. Protaso (già scomparsa alla fine del sec. XIII e forse la prima del luogo, dopo L'editto di Costantino) e le località Castiniolo e Gelandasco. Il secondo documento prescelto è del maggio 1136. Esso è il primo della serie in cui il nome del comune assume la forma attuale: Caronno. Trattasi di un altro atto, a rogito del Notaio del sacro Palazzo Amizone, con cui Amiza, vedova di Alfiere e Cerino suo figlio, entrambi viventi secondo le leggi longobarde, vendono ad Allegranza, abbadessa del monastero di S. Pietro di Caronno, un campo in territorio del detto luogo, nella località detta in Funpio, di tavole 21, per il prezzo di soldi 4 e denari 8 di buoni denari milanesi d'argento. Anche questo secondo documento del monastero di S. Pietro è importante. Esso non solo è il primo in cui il nome del Comune figuri nella forma attuale, ma da notizia della località in Funpio forse oggi completamente sconosciuta. La forma del nome, adunque, nei documenti dei secoli X, XI e XII, va trasformandosi da Callaonno in Kalonno e da Kalonno in Caronno. Che cosa significhi questo nome e diffìcile dire. Secondo alcuni autori, esso deriverebbe dagli antichi Caloni, che erano servi militari obbligati a recar legna alle legioni romane, secondo altri, avrebbe origine celtica; ci sono infine, quelli che addirittura vorrebbero farlo derivare dal nome del nocchiero della livida palude. Probabilmente nessuna delle ipotesi suindicate risponde a verità, che le varie immigrazioni barbariche, nel nostro territorio, si sovrapposero a strati e l'una modificò, secondo la propria lingua, i nomi locali lasciati dall'altra, quando non li creò addirittura ex novo.

L'abitato di Caronno nel 1721; particolare della mappa catastale (Archivio di Stato di Varese, Catasto Teresiano). Quanto alle origini del Comune, esse sono avvolte nel mistero. Probabilmente esso esisteva già al tempo del Basso Romano Impero. Vennero poi i tempi oscurissimi delle invasioni barbariche. Si deve però, alla civiltà cristiana, sebbene i documenti pervenutici siano anch'essi tardi, il merito di averci conservato le prime memorie del Comune. Più tardi Caronno è nominato nella descrizione dei confini dello antico contado rurale del Seprio fatta dall'Imperatore Federico Barbarossa nel trattato di Reggio (11 Febbraio 1185) "A lacu maiori sicut pergit flumen Ticini usque in Padrinianum et a Padriniano usque Cerum de Parabiago et a Parabiago usque Caronum et a Caronno usque ad flumen Sevisi et a Seviso usque ad flumen Tresae et sicut Tresa refluii in pre-dicto lacu maiori."

Altre notizie di Caronno alla fine del secolo XIII sono date da Goffredo da Bussero nel suo Liber Notitiae Sanctorum Mediolani". Secondo Goffredo da Bussero, cappellano di Rovello (+ 1288), Caronno, ai suoi tempi, aveva tre chiese: S. Maria, S. Pietro (la chiesa delle Benedettine) e S. Stefano. Nella chiesa di S. Maria un altare era dedicato a S. Margherita. Come si vede, ai tempi di Goffredo, più non esisteva la chiesa di S. Protaso, di cui abbiamo trovato notizia nel documento del 1095. Nel 1398, il monastero di S. Pietro de Carrono, trovasi menzionato nella Notizia Cleri Mediolanensis edita dal Magistretti. Come si è detto precedentemente, il monastero delle Benedettine di Caronno fu incorporato in quello di S. Margherita di Milano tra il 1456 e il 1460. È di questi anni una supplica delle monache di S. Margherita al Duca Francesco Sforza, con cui pongono a disposizione del cognato dello stesso Duca il loro monastero in Caronno, "nel modo era da altri recognosciuto innanti che fatta fusse la unione de esso monastero con lo vostro monastero de Santa Margarita de Mellano". Da un'altra supplica della stessa epoca, che si conserva nel fascicolo testé citato, ricaviamo che, morto D. Cristoforo de Pirro rettore della chiesa parrocchiale curata di Santa Maria di Caronno, i nobili di Milano, possessori di beni in quel territorio, anche a nome degli agricoltori colà abitanti, chiedevano al Duca che fosse eletto il sacerdote Gabriele de Silva, canonico prebendato della chiesa di S. Bartolomeo di Milano. Nel 1564 era rettore Gio. Andrea Servelloni. Notizie precise su Caronno si hanno dal 1646 in poi, da quando cioè Giorgio Rainoldi fece istanza a Sua Maestà per essere investito del feudo di Caronno.

 

In quell'occasione, il Magistrato delle Entrate Straordinarie dello Stato assunse precise informazioni sulle qualità della terra. Uno degli interrogati fu il console della terra, cioè Giovanni Banfi di Andrea. Tra l'altro, disse che il Sig. Giorgio Rainoldi vi possedeva una casa da nobile, un'altra da massaro e 1200 pertiche di terra, nonché il diritto di riscuotervi i dazi del pane, del vino, della carne, dell'imbottato, il prestino e la macelleria. Aggiunse che non si soleva deputare podestà fiscale o altro ufficiale di giustizia, che non vi erano ne carceri, ne fanti, ricorrendosi a Milano in ogni evenienza. La terra aveva 97 fuochi (cioè gruppi famigliari). Il contagio del 1630 aveva molto danneggiato la popolazione del Comune, "ad ogni modo si è tornata a popolare, in maniera che fuochi più fuochi meno credo che facesse avanti il contagio." II perticato, tra civile e rurale, era di circa 10.000 pertiche. Producevasi sopratutto segala "per essere li terreni alquanto leggieri"; vi era una gran quantità di moroni, ma pochi alberi fruttiferi. "I terreni sono fruttiferi in sua qualità, per quello tocca ai grani, quali non vinendo disgracia, sono sufficienti per il sostentamento de gl'habitanti in questa nostra terra; anzi ne sopravanzono da venderne da circa mille moggia l'anno". Scarsa era invece la produzione del vino (l'interrogato si rammaricava che essa non era "sufficiente a sostentare i paesani che per duoi mesi soltanto all'anno".} Vi erano cinque chiese, cioè la parrocchiale dedicata a S. Margherita ("qual'é assai insigne chiesa, con organo e tre campane sopra il campanile, dove altre volte vi era un horologio, ma hora è guasto"), un'altra dedicata alla B. V. della Purificazione; le altre dedicate a S. Rocco, a S. Bernardino e a S. Pietro ("che è delle monache di S. Margherita di Milano"). Non vi era ne medico, ne barbiere, ne maestro di scuola, ne altra persona salariata dalla Comunità; faceva scuola a pagamento l'organista.

La popolazione, escluse le Cassine Pertusella e Bariola, che solo spiritualmente dipendevano dalla cura di Caronno, era di 683 abitanti. Giorgio Rainoldi, con istrumento 23 settembre 1649 a rogito Francesco Marcantolo, fu investito del feudo con titolo comitale. Essendosi riscontrato che i fuochi erano 101 pagò alla R Camera L 45 imperiali al fuoco e quindi in totale 4545 Lire. Nel 1753 essendosi la sua famiglia estinta, il feudo fu devoluto alla R Camera e nel 1755 acquistato per L 14.000 (L 86 ogni focolare) da Carlo Cavenaghi Rainoldi. Anche in questa occasione furono assunte informazioni. I fuochi risultarono 108. I maggiori estimati erano i Rainoldi, poi Cavenaghi-Rainoldi, il monastero di S. Margherita di Milano, don Alessandro Omati, Federico Lattuada, gli eredi del Sig. Ferdinando Pessina, i Signori Sala, Rotondi e Frasconi, Era console Filippo Lattuada fu Pietro Antonio, Sindaco Marco Trentino. Tra le altre, vi si distinguevano le famiglie Beretta, Dones, Lattuada, Marazza, Robbiate-Marzola, Fusi, Locate, Banfi Casagrande, Monfrino, Radice, Margiandi, Monti, Reina, Croce, Bernareggi. Cattaneo, Cerosa e Campi. Il 22 Febbraio 1773 per la morte del conte Carlo Cavenaghi-Rainoldi, il feudo fu di nuovo devoluto alla R Camera. Caronno faceva allora 1176 abitanti. Nel 1857 ne contava 2024; nel 1862, 2120; oggi Caronno ne conta 4456 di cui 3100 nel Capoluogo. Sulla sponda sinistra del torrente Lura, intersecato dalla strada che conduce da Milano a Varese, in mezzo a ubertosi campi di cereali e di gelsi, ricco di caseggiati e villini, con chiesa, elegantemente, a disegno di Fabio Mangone, Caronno, come Saronno, crescerà in popolazione e prosperità immancabilmente. Mappa di Cassina Pertusella realizzata nel 1786 (Archivio di Stato di Varese).
 

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Ultimo aggiornamento: 05-07-06